Una visione olistica

Pubblicato il Pubblicato in Pagine di diario

Sette ottobre. Amo l’ordine e l’equilibrio. E amo portare questi valori all’interno delle mie attività lavorative e nelle relazioni con gli altri. Per farlo cerco sempre di gettare uno sguardo globale sulle idee, i processi, i prodotti, le persone. Sulle tante piccole parti di quell’insieme vivo e ampio che è la mia casa editrice. Scendo nell’infinitamente piccolo di un codice, mi innalzo nell’infinitamente grande della bellezza che – al bando la modestia! – sto consegnando al mondo letterario. Indago queste dimensioni e ne riconosco un tutto fluido, interconnesso e in continuo dialogo: non concentro l’interesse esclusivo su un singolo elemento, ma a tutti contemporaneamente, in quanto facenti parte di un’unica grande complessità.

Prossima fermata: la luna. La casa editrice è un organismo che respira, si nutre e cresce. Per far sì che questo accada – perché, come si dice, quel che non cresce muore – devo continuamente fare delle scelte. Non è un processo immediato e neppure semplice, ma è il mio modo per librarmi in aria e puntare alla luna. Ecco cosa intendo dire.

Come un cane da caccia impazzito. Lo so bene come si comporta, perché ne ho uno qui con me in questo momento: fiuta qualcosa nell’aria, poi una traccia sul terreno, poi punta serio qualcosa di interessante lì in fondo. Questo era anche il mio comportamento abituale, un zigzagare continuo tra mille spunti interessanti. Ho dovuto imparare a scegliere e capire che non potevo occuparmi di tutto ciò che mi piaceva, almeno nel lavoro. Allo stesso tempo, ho imparato a lasciare andare progetti che avevano esaurito il loro ciclo di vita per viaggiare più leggera.

L’impronta dell’editore. Personalmente non presto attenzione alle mode del momento, non mi soffermo troppo a guardare l’erba del vicino, non faccio scelte in cui non credo, non seguo un passo che non è il mio. Penso che ciascuno debba vivere il proprio rapporto con la cultura in modo soggettivo e individuale. Questo è il mio modo di far vivere qualcosa di bello e vivace e che riesce a servirsi degli strumenti tecnologici anche per i contenuti più tradizionali. Ma di questo ne parlerò un’altra volta.

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